Fructus

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Poesie di

Libero De Libero, Giovanni Pascoli, Cesare Pavese, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Leonardo Sinisgalli

e di

Federico Albiero, Francesca Di Ruscio, Angelo Gallo, Serena Maffia, Luca Malgioglio, Gabriele Sebastiani, Michele Toriaco, Michela Zanarella

 

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Libero De Libero

LA PESCA COLTA PER TUA VOGLIA

 

La pesca colta per tua voglia,

entra in gara la pesca col tuo viso:

tu felice mi chiedi la scelta,

gelosa della mano che la tiene.

 

(da Romanzo, di L. De Libero)

 

*****

 

Giovanni Pascoli

GERMOGLIO

 

La scabra vite che il lichene ingromma

come di gialla ruggine, germoglia:

spuntar vidi una, lucida di gomma,

piccola foglia.

 

Al sol che brilla in mezzo a gli umidicci

solchi anche l’olmo screpolato muove:

medita, il vecchio, rame, pei viticci

nuovi, pur nuove:

 

cui tremolando cercano coi lenti

viticci i tralci a foglie color rame,

mentre su loro tremolano ai venti

anche le rame.

 

Da qual profonda cavità m’ha scosso

il canto dell’aereo cuculo?

fiorisce a spiga per le prode il rosso

pandicuculo?

 

È del fior d’uva questa ambra che sento

o una lieve traccia di vïole?

dove si vede il grappolo d’argento

splendere al sole?

 

grappolo verde e pendulo, che invaia

alle prime acque fumide d’agosto,

quando il villano sente sopra l’aia

piovere mosto:

 

mosto che cupo brontola e tra nere

ombre sospira e canta San Martino,

allor che singultando nel bicchiere

sdrucciola vino:

 

vino che rosso avanti il focolare

brilla, al fischiare della tramontana,

che giunge come un fragoroso mare

e s’allontana

 

simile a sogno: quando su le strade

volano foglie cui persegue il cuore

simili a sogno; quando tutto cade,

stingesi, e muore.

 

Muore? Anche un sogno, che sognai! Germoglia

la scabra vite che il lichene ingromma:

spunta da un nodo una lanosa foglia

molle di gomma.

 

(da Myricae, G. Pascoli)

 

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Cesare Pavese

GRAPPA A SETTEMBRE

 

I mattini trascorrono chiari e deserti

sulle rive del fiume, che all’alba s’annebbia

e incupisce il suo verde, in attesa del sole.

Il tabacco, che vendono nell’ultima casa

ancor umida, all’orlo dei prati, ha un colore

quasi nero e un sapore sugoso: vapora azzurrino.

Tengon anche la grappa, colore dell’acqua.

 

È venuto un momento che tutto si ferma

e matura. Le piante lontano stan chete:

sono fatte più scure. Nascondono frutti

che a una scossa cadrebbero. Le nuvole sparse

hanno polpe mature. Lontano, sui corsi,

ogni casa matura al tepore del cielo.

 

Non si vede a quest’ora che donne. Le donne non fumano

e non bevono, sanno soltanto fermarsi nel sole

e riceverlo tiepido addosso, come fossero frutta.

L’aria, cruda di nebbia, si beve a sorsate

come grappa, ogni cosa vi esala un sapore.

Anche l’acqua del fiume ha bevuto le rive

E le macera al fondo, nel cielo. Le strade

sono come le donne, maturano ferme.

 

A quest’ora ciascuno dovrebbe fermarsi

per la strada e guardare come tutto maturi.

C’è persino una brezza, che non smuove le nubi,

ma che basta a dirigere il fumo azzurrino

senza romperlo: è un nuovo sapore che passa.

E il tabacco va intinto di grappa. È così che le donne

non saranno le sole a godere il mattino.

 

(da Lavorare stanca, C. Pavese)

 

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Salvatore Quasimodo

QUALE DOLCE MELA

 

Quale dolce mela che su alto

ramo rosseggia, alta sul più

alto; la dimenticarono i coglitori;

no, non fu dimenticata: invano

tentarono raggiungerla…

 

(dalla sezione Lirici greci da Lirici greci, S. Quasimodo)

 

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Umberto Saba

«FRUTTA, ERBAGGI»

 

Erbe, frutta, colori della bella

stagione. Poche ceste ove alla sete

si rivelano dolci polpe crude.

 

Entra un fanciullo colle gambe nude,

imperioso, fugge via.

S’oscura

l’umile botteguccia, invecchia come

una madre.

Di fuori egli nel sole

si allontana, con l’ombra sua, leggero.

 

(dalla sezione Parole del Canzoniere, U. Saba)

 

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Leonardo Sinisgalli

LA VIGNA VECCHIA

 

Mi sono seduto per terra

accanto al pagliaio della vigna vecchia.

I fanciulli strappano le noci

dai rami, le schiacciano tra due pietre.

Io mi concio le mani d’acido verde,

mi godo l’aria dal fondo degl’alberi.

 

(da La vigna vecchia, Leonardo Sinisgalli)

 

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Autori contemporanei…

 

Federico Albiero

IL FRUTTO

 

Il frutto

sono le piccole cose

nascoste

minuscole sinfonie

che nessuno nota

soltanto tu

 

Il frutto

è accorgersi

è essere

assaporare la vita

come polpa intatta

con tutti i sensi

e lanima a fior di pelle

 

Il frutto

è lieve palpito

è il tocco salato

di una lacrima sulle labbra

caduta

dal pianto

germinato da un sorriso

 

Il frutto

è il rosso gagliardo

di una coccinella

in un prato

il calore del sole

sulla pelle fremente

laroma terrestre

di un abbraccio

 

Il frutto

è un distillato lento

di umori raccolti

liquore sapido

alla portata di tutti

visibile ai pochi

 

Tu, chi vuoi essere?

Uomo, donna, chi vuoi essere?

Davvero vuoi essere tra quelli

che se ne vanno paghi

e ignari

nellinganno consueto?

 

Perchè se cè un frutto

questo è la semplice

silenziosa

inattaccabile

rivolta dellesistere

 

E se vi sarà piaciuto

almeno un poco

questo mio imbrattare carte

questo poetare acerbo

se avrà vibrato in voi

sia pure flebilmente, per un istante

una corda dellanima

una fibra del vostro petto

 

Beh, sì! – allora, sì –

questo è un frutto

il frutto delle mie parole.

 

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Francesca Di Ruscio

IL VEZZO DELL’ALBICOCCA

 

Cedere al vezzo dell’albicocca

l’antica nevrosi delle dita

assalta la pelle ruvida

apre il solco morbido e sconcio

fruga tra la polpa e il duro seme

sosta dimentica della ricerca

poi pudica si ritrae

nel buio fondo delle asfissianti tasche.

 

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Angelo Gallo

FRUTTI DI BOSCO
 
Sugli alberi bassi o tra i cespugli di rovi
spesso dopo la nebbia  ne escono nuovi
sono Ribes, Mora, ed Uva spina,
con Gelso, Mirtillo e Fragolina.
 
Stanno allegri nel bosco come i folletti
sanno i nomi di piante, funghi ed animaletti
ne conoscono i segreti, ne prendono i sapori,
hanno tante forme e diversi colori.
 
Nelle belle passeggiate se stai attento
sembrano cantare quando soffia il vento
però non è facile trovarli ci vuole attenzione
devi spostare cortecce, foglie ed un calabrone.
 
Come spiritelli di bosco senza tanti timori
decidono loro dove e quando spuntar fuori
ma a toccarli sempre si deve far piano
se troppo maturi svaniscono in mano.
 
Son belli da vedere insieme nel cestino
perché hanno tutti  lo stesso destino
la loro non è morte ma trasformazione…
una dolce marmellata per colazione.
*****

 

 

Serena Maffia

IL FRUTTIVENDOLO

(da Roma mi somiglia, Passigli 2016)

 

Svolta per la via dritta

più gialla la frutta nei cesti

l’odore che si diverte

è la festa del fruttivendolo

fioritura di sapori che vibra

che scioglie ricordi nella mente

Bangladesh chiede se voglio kiwi

ma esplodono di verde

ho il cuore in sintonia con l’asfalto

troppi semi, troppi peli

Bangladesh mi invita ad annusare

resto grigia a mal guardare

le cassette prepotenti arrampicate

i muri germogliati di banane

Bangladesh mi guarda nero nero

tanto scuro che dagli occhi scappa il bianco

– Hai bisogno d’altro frutto- dice

prendo una mela in mano

– Quando pianta appassire, non fare più frutti-

riempio la busta di mele troppo tonde

sono un albero sgangherato, pago

cammino e lascio cadere

un frutto dietro di me ogni metro

si colora anche la strada.

 

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Luca Malgioglio

FRUTTA

 

Come si fa a dimenticare l’albero

da cui si proviene?

Questa rotondità senza spiragli

perfetta,

ci dice che il mondo è una foresta

di legami e di distacchi,

che ogni cosa vive in sé le sue radici;

 

ed i colori,

il giallo pieno e trasparente,

il rosso lucido punteggiato di verde,

possono essere un silenzio

immobile, una minaccia

che scivola muta tra le dita;

oppure ci consolano col peso caldo

di una pienezza che non ha parola

e nell’apparenza di un rosso profumato

si nasconde un carico di semi.

 

Fosse facile così anche per noi

il miracolo della vita.

 

*****

 

 

 

Gabriele Sebastiani

IL REGALO DELL’ALBERO

 

Ricche susine dal ramo inclinato

noci, pompelmi di là dalle fratte

bacche, ciliegie dall’ottimo stato

su ettari ed ettari in mandorle intatte.

 

Polpa prorompe per pretto mercato

l’olio di oliva extravergine e latte

munto dal seno di mamma scremato

fermano il tempo che gravido batte.

 

Giugno inoltrato, dal palmo il bidente

fende il terreno con colpi precisi

reso friabile e molle. Ma niente.

 

Di città il melo si espande sui tetti

chicchi spargendo di linfa e sorrisi:

si apre alla vita, ci dona confetti.

 

***

 

Gabriele Sebastiani

SPOGLIA FRUTTIERA

 

Arrivati alla frutta un dolce sgarbo:

pomo dopo pomo, Melinda su Melinda

fruttiera si svuotò fino all’impasto

di bucce conservate in ogni piatto, e la grinta

di mischiare succo a succo, di riserva

scorza a scorza in affilato affanno

anemica scomparve, ad agio ad agio

e un’altra cena finì come d’incanto

divisi con noi quattro fra sudici coltelli.

Come spartirli, davvero no, non sapevamo

dopo allarmi non sappiamo di trincee

come spartirci d’amarene almeno spicchi.

 

*****

 

Michele Toriaco

COGLI IL FRUTTO QUAND’È IL MOMENTO

 

E poi ci sono tante altre cose

che potrebbero interessarci

se non le abbiamo dimenticate

anche questa sera mi dici del tuo lavoro

che sta cambiando

probabilmente farai tardi

per la cena e per il resto

dovrei arrabbiarmi e mi metto invece

a scrivere una poesia in cui ritrovare

la meraviglia di quei giorni

luminosi e audaci come un frutto maturo

che il tempo non ha risparmiato

oggi una nuova corrente ci trascina

e non c’è ramo certo a cui afferrarsi

potrebbe cambiare anche il meteo

là fuori in autunno succede

così t’aspetto

con il buio che avanza

e le ombre che si stendono

alle pareti della stanza.

 

*****

 

Michela Zanarella

RACCOLGO CILIEGIE

 

Raccolgo ciliegie

come se fosse tornato il tempo

di perdermi tra i rami

a fissare l’odore del vento.

Chiudevo gli occhi

e mi stringevo addosso

rosse dolcezze

oltre al colore di un sole

che si muoveva

a ravvivare le polpe.

Tu lo sapevi

che in punta di piedi

mi sollevavo a riempire i palmi

di frutti e silenzi.

Raccolgo ciliegie anche adesso

senza essere tra le montagne

sola con la tua voce accanto

sfidando le labbra ad ascoltare

il sapore di allora.

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